Il poetico slancio indisciplinato di Margherita Fascione Nelle delicate composizioni di Margherita Fascione si possono intravedere quelle magiche ali pronte ad aprirsi in volo ma ancora trattenute da timidezze caratteriali non atipiche nell'animo di quantisono freschi sposi alla Musa. Margherita Fascione può contare sulla propria scioltezza di tratto che la porta istintivamente a ben rendere sulla tela l'immediatezza della visione... e sul poetico slancio indisciplinato (segno di talento autentico al suo iniziale big bang) che le prende un po' la mano, fino a ribellarsi a se stessa, quasi che ella fosse trattenuta dall'amletica domanda che ogni temperamento artistico si pone all'alba del cammino: "Dove vado, chi sono, cielo o terra?". Questo slancio indisciplinato, allo stato attuale del percorso, è causa di momenti molto belli e di altri contraddittori dell'arte di Margherita Fascione, a cui sentiamo di somigliare, spostando il tempo suo attuale al tempo nostro di quando incominciammo. Conosciamo la sua Passione e sentiamo che già ora è capace di accarezzare il nostro bisogno di uscire dalla pesantezza dell' essere con suggestive immagini dove teneramente sorride la Musa. Oggi la nostra artista è in piena ricerca e già vorremmo, perché veramente belle e coronate di talento, alcune sue opere. Avanti, Margherita, per tutti noi, crea! Armando Parlatano, maestro del pastello ad olio, artista, poeta e mio maestro spirituale, morto il 28 maggio 1998 - Cassino - novembre 1997 Fantasiosità sensuale nelle tele di Margherita Fascione in mostra a Cassino Siamo lieti di presentare al pubblico l'artista Margherita Fascione che ieri ha inaugurato una personale presso la sala mostre di Cassino... L'esposizione della Fascione, che, autodidatta in pittura per amore dell'arte, è nella vita di tutti i giorni dottoressa in Filosofia, dimostra, all'attuale punto di ricerca, la serena consapevolezza di un percorso ancora ai primi anni ma già indicativa di una tendenza che va man mano consolidandosi verso una propria personalità...Garbata nei modi, come tutti pensatori, usa un tono di voce sommesso, quasi volesse non rendere evidente ciò che si percepisce possa albergare nel suo animo, ovvero l'emozione di porsi all'attenzione (...) Solarità frementi, caldi frutti, accesi fiori lasciano il posto ad eterei cieli su paesaggi morbidi e lievi (...) opere di forte contrasto che rendono testimonianza all'intelligenza e alla complessità del personaggio che freme nelle sue pennellate alla ricerca di un Sogno annunciato, quello del raggiungimento del Segno (...) L'artista presenta una serie di composizioni non sempre legate tra loro dal filo armonico di un'unica tessitura (...) ma facciamo osservare che, se disparità appariranno al visitatore, esse appartengono al primo canto di Margherita Fascione (...) se contraddizioni esistono, tutto questo è propositivo per l'animo dell'artista, poiché indicano tutta l'istintiva semplicità ed il coraggio emozionale, valori essenziali che appartengono al linguaggio dell'amore per la pittura. Sicuramente questa è la valutazione prioritaria che necessita tener presente,sicché, nel prendere visione delle opere di Margherita Fascione, avremo la percezione di una certa sua dolcezza, di una certa sua sensuale fantasiosità. Guarderemo quindi con la chiave del "sentire"! Sì, sentiremo il primo canto di Margherita Fascione. Armando Parlatano, - da L'Inchiesta - 9 novembre 1997 La fertile creatività di un'artista sensibile La pittura di Margherita Fascione condensa in suggestive raffigurazioni gli slanci interiori e la fertile creatività di un'artista sensibile, affascinata soprattutto dalla natura e dal paesaggio, colti nel dinamico fluire di forme e mutazioni nel volgere dei giorni e delle stagioni. Ampie distese agresti sovrastate da cieli sereni, angoli ombrosi sorpresi nel riserbo di trepide atmosfere, immagini di contrade silenti rese vitali dall'opera dell'uomo, divengono nelle sue opere sintesi simboliche di una visione equilibrata di vita, regolata da ritmi obbedienti a valori umani e spirituali di universale respiro. Una visione che si inquadra perfettamente nella concezione che la Fascione ha dell'arte, intesa come: "...pura elevazione spirituale per regalare con le opere solo emozioni...", transfert ideale di pensieri, sogni e realtà restituiti all'identità estetica con poetica valenza. Lo stile con cui l'artista si esprime è ancorato ad una figurazione limpida, accurata, venata qua e là da impressionistici accenti per la sua spontanea disposizione ad accogliere en plein air le vibrazioni della natura e delle cose, per imprimerle nel tessuto cromatico con freschezza, amalgamando in una pregevole orchestrazione i segni, le prospettive, le luci e le tonalità in una riuscita armonia. Salvatore Perdicaro, da L'élite, selezione Arte italiana 1999 Il neoimpressionismo di Margherita Fascione In ciascuno di noi, in forma di espressione pittorica, poetica, musicale ecc., vi è una certa e innata inclinazione all'arte, a quell'unico mezzo, cioè, capace di elevare sublimemente le nostre emozioni, di dar forma o voce ai nostri sentimenti più profondi. Ma l'inclinazione, senza un afflato particolarmente intenso, come scevra di gusto e adeguata raffinatezza di strumenti, non basta da sola a fare di ciascuno un vero artista. In Margherita Fascione, l'attitudine alla pittura, come mezzo espressivo più congeniale alle sue qualità, ha ragione di essere in una continua e vibrante ispirazione, in una fluidità di segni e cromatismi che, quantunque frutto di una ricerca autodidattica, palesano l'impronta dell'artista sicura e consumata. Si dichiara, la Nostra, emulatrice della pittura impressionistica, quasi a volere, con verecondia e profonda ammirazione per quell'arte stupenda, affermare la giustezza dei propri presupposti pittorici. Invero, la validità dell'opera di Fascione non è attestata semplicemente dalla tecnica o dai principi estetici, sebbene sicuri e collaudati, ai quali, espressamente, ella si ispira, ma dalla bontà che dall'opera stessa traspare con forza ( e direi con dolcezza al tempo stesso ), e che è soltanto espressione di un animo mite e palpitante. Se proprio di emulazione si vuole parlare, essa, comunque, non è mai desiderio di eguagliare, bensì di superare quegli stessi principi impressionistici, quella tecnica agile e immediata, secondo un nuovissimo modo di vedere, di sentire, di esprimersi. Paolo Secondini - Aquino - marzo 2001 Margherita Fascione Margherita Fascione è nata in un paesino della Campania, al confine con il Lazio, al quale, nonostante non vi risieda più, continua a sentirsi intimamente legata. Si è laureata in Filosofia, a Napoli. "Autodidatta per amore dell'arte", nel corso degli anni ha raffinato un fresco stile influenzato al linguaggio impressionista, soprattutto nelle sue prime opere a sfondo naturale, attraverso il quale raggiunge degli effetti di armonia e di dolcezza che rivelano il suo lessico personale. E' un'autrice dalla fervida creatività e dall'animo appassionato che ha cercato di trovare un giusto equilibrio nelle sue prime tele, volto a controllare gli impulsi del suo istinto artistico, talvolta "indisciplinato". La sua produzione degli anni Novanta è costituita da opere paesaggistiche, realizzate col metodo en plein air, percorse da un'impalpabile e suggestiva inquietudine. La disinvoltura della sua pittura, dal rapido tocco, restituisce l'immediatezza della sensazione visiva. Negli isolati paesaggi, dove raramente compare la figura umana, la luce e i colori sono i protagonisti. Le sue ultime opere - raccolte in una mostra a Formia due anni fa con il titolo La donna e la luce - rivelano il raggiunto sviluppo tecnico e creativo del linguaggio pittorico. Si tratta di una svolta nella pittura della Fascione che da quel momento si è volta a raffigurare delle donne, colte da diverse angolazioni, nella loro intimità quotidiana, allontanandosi dai temi paesaggistici. Riducendo al minimo l'elemento scenografico, le figure femminili divengono le assolute protagoniste della tela. Il penetrante ma dolce sguardo spesso introspettivo dell'autrice si spinge fino a restituire la parte più intima delle figure, svelandone i tormenti e le angosce; la resa dell'inquietudine che agita i soggetti è ottenuto anche grazie alle rapide e febbrili pennellate dell'artista. I colpi di luce scorrono sulle superfici colorate e seguono le curve dei sensuali corpi, come si vede nel lavoro intitolato Mnemosyne. Queste tele richiamano alla memoria un grande maestro della pittura come Toulouse-Lautrec - si pensi al dipinto La Toilette - che amava ritrarre le donne nella loro intimità, rivelandone la gracilità e le inquietudini e si sentiva partecipe della loro esistenza. Similmente a questo grande maestro, l'autrice con le sue opere non vuole cogliere la realtà che ha sotto gli occhi, bensì, la sua attenzione è rivolta al profilo psicologico dei personaggi. Effettuando questa scelta di fondo, l'artista si distacca dalla poetica impressionista volta a studiare i soggetti nella loro superficialità; la Fascione diviene un'artista matura che mira a rappresentare la percezione psicologica del mondo femminile, e lo fa suscitando intense emozioni. Gabriele Turola, dal catalogo ufficiale della Prima Biennale di Ferrara - Ferrara, 23 - 31 marzo 2002 Impressioni Il colore si infrange deciso sui corpi dipinti da Margherita Fascione, come scomposto da un imperscrutabile prisma che fa della tela il suo spazio intimo di proiezione. Il colore si impasta e si amalgama in questa porzione di realtà proiettata sulla materia tangibile, che resterà fissata e immutabile adducendo nell'occhio arcane fascinazioni alchemiche. Il corpo diventa, così, frattura nello spazio e nel tempo; fende l'ambiente e lo plasma come l'onda sonora di un'eco modificando a sua volta i colori e le forme che lo circondano. La pittura di Margherita Fascione è permeata da un alone di reminiscenze impressioniste, che non indugiano però su un facile citazionismo. Piuttosto, rileggono su un piano più introspettivo la visione di una realtà avulsa dai contesti conosciuti, ricreando altrove impressioni e sensazioni vissute lungo la linea della figura umana. Federico De Caroli (Deca) - Savona - giugno 2002 Isole della Figurazione Che la contemporaneità dell’arte sia ormai attraversata da un marcato estremismo linguistico pare dato inconfutabile. Altrettanto inconfutabile è il senso “curioso, ironico, dubbioso” di quel dato. D’altra parte, la manipolazione, finanche esasperata di taluni “strumenti” (quello fotografico in primis) ha alimentato negli ultimi decenni un ‘idea di “immobilismo espressivo” per quelle forme e per quei contenuti appartenenti – e appartenuti – di fatto, ad una tradizione più volte rivisitata, decodificata, aggredita. Eppure accade (ma non è questa la capacità centrifuga e rigenerativa dell’arte?) che artisti di questo tempo riutilizzino le forme remote – e con esse le cifre tonali – per affermare e sostenere i ritmi di una narrazione presente. Un recupero della memoria, certo,ma anche il tentativo di ri-attribuire ai “principi” della figurazione ruoli e scenari ancora determinanti. È in questo alveo di affabulazioni rassicuranti che Margherita Fascione sembra tracciare il suo incedere generoso fatto di immagini rigorose e penetranti. Un universo, quello della pittrice, privo di mediazioni cerebrali, se non per quell’intimo senso poetico che accompagna e alimenta ogni suia pagina narrativa. Ecco allora la dimensione “naturale” dell’uomo, “fiancheggiata” dal dolore o da attimali risvegli; affamata dal dubbio o dalle certezze rare, sconfinata e celata allo stesso tempo. Un modo “primitivo” di osservare il mondo eppure vitale e pulsante come le pieghe della contemporaneità. Rocco Zani (critico d'arte)- Cassino - dicembre 2002 Avvolti dalle acque Mari agitati, tumultuosi, catturati attraverso l’uso sapiente di pennellate rapide e guizzanti e subito fissati sulla tela, quasi si trattasse di istantanee fotografiche. Sono questi i più recenti lavori di Margherita Fascione, riuniti per la prima volta a Torino nell’ambito di una mostra itinerante che toccherà diversi spazi espositivi del capoluogo piemontese. A differenza di quanto accade nella produzione pittorica che la precede, pure presente in mostra, contraddistinta da uno studio attento del particolare e che, soprattutto, trova nella figura umana una sorta di comun denominatore, la serie delle marine si carica di un lirismo nuovo ed affida al colore, più che al disegno, il compito di suggerire allo spettatore emozioni inaspettate, più immediate. Non a caso il superamento di certi riferimenti “colti” derivanti dalla rilettura, comunque in chiave del tutto personale e mai citazionistica, della letteratura classica operata dall’artista di origini ciociare, fa sì che i mari in tempesta mostrino una rinata libertà di espressione, tutta giocata sulla gestualità e scevra da rielaborazioni mentali. In alcuni casi, come accade in Venere nata dalle acque, non manca il giusto connubio tra il racconto mitologico, da un lato, ed il nuovo modo, più impressionista, di usare il colore, dall’altro. I rapidi tocchi di colore, sovrapposti e giustapposti, ben si sposano con la bellezza muliebre che trova, proprio nell’acqua, il suo elemento di origine. Eppure questo senso di pacatezza è destinato a durare poco, tanto forte, quasi tangibile, è la prevalente sensazione che quei mari in preda all’irrefrenabile furia della Natura siano sul punto di travolgere tutto e tutti, spettatore compreso. Come non sentire sulla pelle gli spruzzi salmastri che scaturiscono dal Mare d’inferno? E certo le altre opere -Mare agitato, Mare agitatissimo, Mare blu- non sono meno evocative di una natura devastatrice, sebbene non manchino barlumi di speranza (Mare con sprazzi di luce). Adelinda Allegretti (critica e storica dell' arte) - Torino - marzo 2003 I mari in tempesta di Margherita Fascione I fragorosi mari in tempesta di Margherita Fascione riempiono lo spazio rappresentativo della tela con vortici cromatici di intenso dinamismo, in una prospettiva febbrile ed emotiva che fissa in tantissime porzioni infinitesimali di tempo l'immagine delle acque stesse. In questo fissarsi, la materia liquida filtrata dalle pennellate e dalla consistenza del colore, diventa arcana, atavica, esprimendo in modo quasi subliminale il nostro rapporto con le vastità e profondità marine, e ponendo un accento onirico su una raffigurazione delle forze naturali che troppo spesso abbiamo visto diventare oleografica e manieristica. E sul silenzio della tela, il fragore della sua anima, che sembrerebbe contorcersi e infrangersi in un indomita furia, di sconforto e disperazione. Ma, a ben guardare, l’anima della Fascione, bella, profonda, non è inquieta... i suoi mari "agitatissimi" non simboleggiano una natura sconvolta o adirata, piuttosto una dolce vitalità, espressa con onde sinuose, mai aspre... un anelito ad estendersi oltre i propri limiti. Più che in altri contesti, la Fascione trasforma l'incanto degli spazi acquatici in metafora di uno stato d'animo, con un approccio espressionista che elimina ogni orizzonte e concentra sulle "astrazioni" formali dei cromatismi ondosi tutti i punti di riferimento. Federico De Caroli (Deca) - Savona - aprile 2003 Romanticizm in Painting of Italian Painter Margherita Fascione Guest of the secrets of perfection Margherita Fascione engaged in painting from early childhood, however, in the heyday of her youth she chose studies of Philosophy with specialization in Aesthetics at Istituto Universitario Orientale of Naples. After the institute she felt an implacable hankering for painting. Of course living in so beautiful country like Italy, where so many good art surrounds citizenry, such hankering is easy explicable. From aesthetics to art also only a step. Thus the artist is a self-taught painter with aesthetic background. Seeing at her art works every will agree that Margherita Fascione gifted artist with Romantic attitude (Blake, Delacroix, Friedrich, Géricault, Goya, Philipp Otto Runge, Turner). At the outset her moving spirit was Renoir, Monet; after she began to seek her own ways of artistic expression. She prefers emotion and intuition's role as main, but not rational mind; she believes that the individual, the personal and the subjective are most important in creative process. Brush swing of Fascione is free, noble, honorable, grand, chivalrous, non petty, though sometimes a bit skin-deep. Such attitude was developed in ages during these Italian artists led in Europe and world having pompous commissions of richest persons, states and churches. This phenomenon is rooted up only in art of Italian artists and it is survived till now. This is glamorous. Fascione's favorite themes are such as see waves in storm, see and girl, women beautiful and suffering, landscapes with old castles and park trees. Her sea is truly fascinating. For my eyes Margherita Fascione needs to work a bit on drawing. She is young enough still. Even in contemporary days with domination of taste acquired under the influence of modernism and photography it is not shame to draw like only old masters could. It is possible by her own bootstraps, that is working alone. Jurate Macnoriute Il Colore del Mito ...la donna di Margherita è eterea, caratteristica che in certo qual modo il mito impone, ma è etera l'essenza della donna stessa che va a intaccare l'idea moderna della donna determinata, pragmatica, compiaciuta. Il soffio di colore che circonda il corpo snello, abbozzato, in apparente riposo, ne tratteggia la sua anima, la sua spigliatezza nel rapportarsi con il suo movimento, intenso, sensuale, rigorosamente ambiguo: il corpo si snoda si muove si distorce abbozzando una naturalezza che ne mette in luce la propria irrequietezza. E' questo il rapporto col "suo" mito, il suo sentirsi a disagio nella spoglie della sua storia, la storia della sua anima...il colore che l'avvolge segna il divincolarsi della sua natura ufficiale per testimoniare quello che sarebbe stata se non l'avessero scritta... Stefano Ferrioli - Ferrara - dicembre 2003 Luce e Fascinazioni Si dice che la prova definitiva dell’abilità di un vero mago sia la sua capacità di creare un microcosmo, un suo proprio reame magico espressione della sua essenza, e non è quindi un caso che l’esperienza di ammirare le opere di Margherita Fascione equivalga all’entrata nell’universo parallelo dei suoi sogni e dei suoi abissi. Un mondo interiore solitamente nascosto, un universo privato dove il sé può godere delle proprie regole, si mostra a noi come dono e come stimolo per la creazione dei nostri propri universi, dei nostri reami magici. Quasi per riecheggiare l’orizzonte filosofico di Heidegger, dove la verità appare come non nascondimento dell’Essere, quello che potrebbe sembrare solo l’espressione di un ego per quanto illuminato, si rivela invece una ricerca della verità che non esclude un costruirsi della verità stessa in nuove forme. Il neo-impressionismo dichiarato e sapientemente coltivato è un linguaggio che consente a Margherita Fascione tutta la libertà di dire sé stessa e guidarci nel suo mondo. Ed ecco che in lei la tradizione non è rifugio o nostalgia del passato, ma la fonte di energia necessaria ad alimentare la sua magia. La materialità del dipinto rimanda ad altro. Ci si dimentica presto delle pennellate e degli artifici messi in atto dalla maga, per godere del viaggio di cui ci fa dono. E come infine non sottolineare la donna che Margherita Fascione è e che tanto ama dipingere? Le sue fanciulle svagate e pigre, ammalianti e distanti rivelano la femminilità come espressione della verità e della forza del principio femminile, sensuale e generatore, in un sospirato orgasmo di colori. Michele Gianni - Firenze - marzo 2004 |
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| Donne allo specchio Figure il cui profilo si sfa, perdendosi in una fitta sequenza di segni filamentosi e di sbuffi di colore; un fondale densamente punteggiato, che si direbbe erede del divisionismo e che trasuda atmosfericità e luminosità; una sospensione del tempo, sottraendosi al tempo, come in ogni epifania del mito, qualunque segno di distinzione storica o marca di identificazione che riporti alla realtà; uno spazio che si nega alla prospettiva e si presta, piuttosto, a dinamiche di rifrazione, a effetti di duplicazione delle immagini come in specchio, per entro un contesto determinato da nessi sincronici e quasi regolato da movimenti di compenetrazione; personaggi sulla cui appartenenza al paradigma del mito – talvolta segnalata da gesti, coreografie o oggetti di scena – si posa un velo di affabilità che aggiunge alle figure un tono di sensualità, tra incanto, meraviglia e malizia; un alone indefinito, un pastellato fiorire di natura a contorno delle immagine che hanno anche queste un qualcosa di naïf; come in certa tradizione, il concorso della lettura che parla dal titolo concorrendo all’opera ed al suo senso: questa la pittura di Margherita Fascione nel ciclo ispirato al mito. Una pittura che sembra riprendere modelli e stili di quella che fu la stagione del simbolismo italiano di fine Ottocento ma erotizzandoli con leggerezza e garbo sorridente e accompagnando il mito con un elegante controcanto di anacronismo e di distacco. Marcello Carlino (Storico della critica d'arte) - Roma - maggio 2004 L’arte di Margherita Fascione
L’anima è discinta come la Primavera in fiore: penso sia questa l’impressione estemporanea che l’Ananke della Fascione fornisce allo spettatore. La materia colorata che l’Ananke trascina con sé è un magma floreale che stringe la figura umana al contesto immaginario, che le si abbarbica alle membra…è il prolungamento romantico di un’anima femminile quanto mai fluida, un’appendice che si fa indice iconografico di una sorta di palingenesi poetica. Tutto è materia e la materia può farsi arte. |
La pittura al femminile di Margherita Fascione. Metafora della vita stessa, nella tradizione occidentale il corpo femminile è da sempre foyer della rappresentazione estetica, ancor prima che ogni altra componente sensuale o psicologica entri a far parte della pulsione incentivante. La sua iconografia registra i mutamenti ideologici delle culture che si susseguono nel tempo e la sua storia è quella di una commistione tra ragioni estetiche ed emozioni fino a renderlo, non più soltanto referente, ma valenza stessa dell'idea di pittura. Un corpo svelato non vale solo per sé stesso ma anche come elemento compositivo, in cui prevale una norma di severità artistica, prima che di consapevole artificio. La facoltà di seduzione, contestata spesso ai nudi, cessa di essere tale perché è solo il quadro, nella sua interezza, a trarre vantaggio dalle complesse emozioni associate in origine ma poi rese sulla tela già filtrate dal processo rielaborativi di un codice insito in ogni artista. In questa sua personale, Margherita Fascione propone al pubblico una pittura tutta al femminile, quasi volesse presentare a se stessa il conto del suo essere donna. I sentimenti, annunciati o suggeriti, partono da analisi sofferte che si materializzano in forme di reminiscenze mitologiche. È un esprimersi in maniera che definirei apodittica, mutuando dalla classicità i miti e facendoli rivivere di una nuova virescenza attraverso la pennellata a breve campitura con contorni sfumati che acquistano levità dal volteggiare dei tocchi che prendono forma di cascate di foglie multicolori, ottenuta con la giustapposizione dei toni tale da lasciare all'occhio la ricomposizione cromatica i cui valori luminosi risultano espressi dall'opposizione dei colori or più fluidi or più densi. L'artista, con questo suo singolare modo di esprimersi, ricrea gli stessi valori che i drappi e i panneggi hanno nei nudi della pittura classica ed ottiene, con questo artificio, la costruzione dell'intarsio coloristico di un'ulteriore suggestione scenografica. È, quindi, proprio la forma a cedere il passo alla macchia di colore che prevale sul contorno. Si ha così un rovesciamento concettuale che vede il colore al servizio del contorno mediante l'azione dello sfumato. Qui il contorno è solo una traccia suggerita, attraverso i limiti del colore trionfante (...) qualunque sia la realtà della modella, il vero nudo è sempre altrove. Non il corpo della donna ma il desiderio dell'artista diventa protagonista fino a padroneggiare a suo uso il soggetto, tale da renderlo quasi "oggetto". Resta così solo il problema di stabilire il senso del desiderio da cui muove l'artista, capace di mettere a disposizione della tecnica anche l'entroterra culturale della sua formazione umanistica a livello universitario. La consuetudine alla ricerca è componente essenziale nella proposizione di temi che necessitano di un lavoro che non può fermarsi alla sola fase epidermica. Una sua opera, Venere? Pandora? Medusa?, mi offre una chiave di lettura che, per brevità di spazio, così sintetizzo. Se pur a vaso chiuso, la testa femminile, di connotazione botticelliana, tanto che potrebbe passare per una preziosa citazione, ha l'elemento focale nei capelli che cominciano ad assumere forme ofidiche. Il fondo della scena, con la figura nuda sul letto che chiede allo specchio una conferma squisitamente edonistica, stempera la drammaticità degli eventi provocati dall'irrefrenabile curiosità femminile e ci riporta a piacevolezze più rasserenanti col ricordarci che Saffo ha cantato l'amore per tutte le donne. E, considerato il tema narcisistico della scena, giova notare come le due figure siano poste in una bidimensionalità di piani che accentua la sensazione intimistica di trovarsi in presenza di una confessione che l'animo non osa rivelare e che solo il pennello evidenzia, complice il vis à vis tra la figura reale e quella virtuale. Che, forse, tra i mali che il vaso contiene, vi sia anche questo, oppure il messaggio vuole essere una pura esercitazione cerebrale proposta in maniera provocatoria? Quale che sia il punto di vista etico di chi si pone davanti al dipinto, la domanda inquietante che, attraverso i millenni, giunge fino a noi non può che essere questa: "Conviene aprirlo il mitico vaso, oppure è opportuno restare nella condizione in cui ognuno è stato posto (e qui prendo in prestito il bellissimo verso di Quasimodo) "Amaro pane a rompere". Grimoaldo Di Sotto - Aquino - maggio 2005 |
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Espressioni artistiche tra matericità e cromatismo nell’ impeto del Segno Margherita Fascione, laureata in Filosofia, Lettere classiche, e specializzata in Estetica e teoria delle arti, è pittrice autodidatta; la sua formazione classica ed il suo interesse per la natura, la porta ad individuare, fra i personaggi dei Miti antichi, i protagonisti delle sue opere. Venere, Circe, Orfeo ed Euridice, Amore e Psiche sono protagonisti di alcune delle sue prime opere; i personaggi, tratteggiati con forza plastica, sono immersi in un'atmosfera onirica, in uno spazio indefinito, in cui i colori, puri, e fortemente contrastanti, determinano la profondità e le priorità visive. I personaggi femminili sono i più amati dall'artista; vengono identificati come figure eteree e tratteggiati con pennellate rapide e leggere. Marcello Carlino, in una recensione critica (Roma - aprile 2004), relativamente all'opera della Fascione scrive: "una pittura che sembra riprendere modelli e stili di quella che fu la stagione del Simbolismo italiano di fine Ottocento ma erotizzandoli con leggerezza e garbo sorridente e accompagnando il mito con un elegante controcanto di anacronismo e di distacco." I paesaggi cari all'artista sono i protagonisti di alcune tele realizzate nel 2004; in esse i colori, la luce ed i temi trattati - il territorio di Rocca d'Evandro, il Garigliano, i boschi - ben evidenziano il legame tra l'artista e la sua terra. Nelle sue ultime tele la Fascione sperimenta nuovi linguaggi artistici, utilizzando materiali, texture e tecniche diverse nella stessa opera; i personaggi sono sempre legati al mondo del Mito (Labirinto), ma le figure femminili, anche in questo caso protagoniste incontrastate delle opere, sono simboli inquieti di messaggi reconditi. I colori, forti e contrastanti - un rosso intenso, simbolo di sacrificio, generosità ed aggressività, ed il blu, simbolo di spiritualità e forza morale -, trasmettono inquietudine e legano l'osservatore all'opera. Arch. Jole Benoffi - Napoli - maggio 2005
Margherita Fascione, geniale artista di immagini della terra d’origine.
Universo donna.
Evanescenze del " non finito " In un precedente mio scritto su
Margherita Fascione avevo parlato di contorni sfumati: vorrei ora focalizzare
l’attenzione su questo suo particolare modo di far pittura. |